Istituto Scienze Psicologiche

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» Diagnostica

La Diagnosi (dal greco diágnōsis  "riconoscere attraverso") comprende sia una “descrizione di oggetti o di fatti” (vedi legge 170 e CC) sia una “formulazione di ipotesi” che hanno come attori centrali gli individui e i loro vissuti emotivi, esplorando la sfera dei mondi interni individuali e familiari che va necessariamente messa in connessione con la realtà relazionale esterna,  Morin la chiama  “complessità”.

Non v’è dubbio che, se si dovesse indicare un parametro di riferimento essenziale che il terapeuta sistemico ha in mente nel momento in cui si accinge a fare una valutazione diagnostica, questo è il concetto di “contesto” inteso, nell’accezione di Bateson, come “il luogo sociale e relazionale in cui il sintomo del paziente si manifesta, in cui esso prende forma e assume significato”. È attraverso la ricostruzione del contesto che il terapeuta ricerca le valenze relazionali del comportamento sintomatico, ne esplora la funzione all’interno degli equilibri del sistema di riferimento, ne recupera i significati alla luce delle implicazioni che esso assume nell’ambito di una rete di rapporti interpersonali. Ma il “ricostruire il contesto rendono il “fare diagnosi” un’operazione complessa.

L’obiettivo di un processo diagnostico non è il semplice inquadramento nosologico di un oggetto, ma la restituzione di senso alla vicenda umana di una persona con una particolare attenzione alla connessione dei molteplici livelli in gioco Nella diagnosi sistemica, a differenza che in quella medica, viene recuperata la dimensione del tempo: passato, presente, futuro ritrovano la loro continuità che non è mai causalistica, ma evolutiva. Sotto questo profilo, la diagnosi sistemica equivale alla ricostruzione di una trama dai molteplici livelli, che è perpetuamente dinamica e che implica un ruolo partecipe e attivo del terapeuta che non può scindere l’atto del valutare da quello dell’intervenire. Ecco perché qui la “dia-gnosis”” diventa davvero “conoscere attraverso”, diventa da un lato processo di conoscenza che non può mai ridursi alla valutazione del momento singolo e, dall’altro e al tempo stesso, progetto di cambiamento.
Dalla diagnosi come “descrizione di oggetti o di fatti” si è dunque arrivati alla diagnosi come “formulazione di ipotesi”, che è una “costruzione di realtà terapeutiche”. Tuttavia sarebbe più opportuno parlare di “co-costruzione”, perché il coinvolgimento e la co-partecipazione del terapeuta e del sistema al processo è così inestricabile che il processo stesso diventa, in ogni momento, una “costruzione a due”. Si può concludere affermando che, il terreno privilegiato della diagnosi non è più il paziente, come presunto “oggetto da valutare”, ma diventa l’intero sistema terapeutico nel suo complesso e le modalità con cui di volta in volta, all’interno del sistema, si definisce e si articola la relazione tra il terapeuta e il paziente o la sua famiglia. E sia le premesse sia gli esiti di questo incontro e di questa valutazione reciproca sono assolutamente non programmabili e imprevedibili. Questo perché, come dice Laing, “diverse definizioni generano diverse storie”.

Il Bambino con DSA e la sua famiglia: un approccio integrato

I Disturbi specifici dell’apprendimento(DSA) costituiscono un’area di interesse nella quale si è realizzato negli ultimi trent’anni un importante avanzamento delle conoscenze, grazie ai numerosi contributi derivati dalla ricerca scientifica e dall’affinamento delle tecniche di indagine diagnostica.
Questo ha comportato per gli specialisti che se ne occupano (psicologo, neuropsicologo, logopedista) oltre alla necessità di avere orientamenti chiari sulla diagnosi, anche un processo di comprensione delle caratteristiche del bambino, che guidi alla costruzione di un progetto per la crescita delle sue competenze, pensato sulle sue specifiche attitudini.
Progetto nel quale deve essere inclusa anche la famiglia che inizialmente vive, con il bambino, un profondo senso di inadeguatezza e di ansia.

DSA: lavorare in modo sistemico

I DSA coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale, I ragazzini o i bambini con DSA sono INTELLIGENTI. La difficoltà, quindi non può essere spiegata con una difficoltà intellettiva, con deficit sensoriali e neanche con uno svantaggio socio-culturale.

Sulla base del deficit funzionale vengono distinte: dislessia evolutiva , disortografia, disgrafia, discalculia.

· DISLESSIA EVOLUTIVA : il disturbo è a carico della Lettura in termini di abilità di decodifica del testo. Il bambino può leggere lentamente e fare molti errori.

· DISORTOGRAFIA: è il disturbo della scrittura a carico delle abilità di codifica fonologica e della competenza ortografica. Il bambino fa molti errori di ortografia, può omettere grafemi, invertirli, sostituirli, perdere doppie, h ecc...

· DISGRAFIA: il disturbo è a carico dell'abilità grafo-motoria. LA scrittura non risulta leggibile, il bambinoa può avere difficoltà ad organizzarsi nel foglio.

· DISCALCULIA: il disturbo sta nella capacità di comprendere il numero e di operare con esso.

Qual è il nostro modo di lavorare?

Durante il primo colloquio anamnestico vengono raccolti i dati utili a confermare l’ipotesi di DSA, la storia evolutiva del bambino/ragazzo dalla nascita, l’insorgenza del problema, infine la comprensione della diagnosi, diamo spazio a tutti i dubbi che possono nascere rispetto alla diagnosi

Passiamo poi alla presa in carico, il nostro modo di lavorare, prevede non solo una presa in carico del bambinoa, ragazzoa, ma anche di tutti i sistemi che ruotano attorno al suo apprendimento. Il lavoro perché sia di successo deve senz’altro coinvolgere

· Il bambinoa , ragazzoa

· La famiglia

· La scuola

Si deve creare una rete , ed è necessario che tutti si proceda nella stessa direzione.

Questa è senz’altro la base di partenza, su cui si deve fondare l’alleanza e la condivisione delle strategie apprese.

Successivamente si procede alla valutazione cognitiva, visuopercettiva, delle funzioni esecutive (memoria, attenzione, concentrazione), capacità di problem solving

Segue la valutazione logopedica che indaga nei domini specifici (linguaggio, calcolo, comprensione, lettura e scrittura) la presenza di eventuali difficolta

Infine la visita della Neuropsichiatra esclude che ci siano deficit di natura neurologica.

Chiude il processo diagnostico il colloquio di restituzione della diagnosi alla famiglia dove vengono spiegati nel dettaglio i risultati, gli strumenti compensativi/dispensativi necessari e i successivi percorsi abilitativi.

La nostra sotto-equipe lavora in collaborazione con le altre sotto equipe che completano e sostengono il processo diagnostico:

· Trattamenti Riabilitativi e di potenziamento delle attività deficitarie.

· Educazione all’uso di Strumenti compensativi

· Metodo di studio

· Sostegno Psicologico.

L’obiettivo di tutti i sistemi operanti è l’autonomia del bambinoa, ragazzoa.